Recensione del film Mr. Beaver
La trama è la seguente. Walter Black, interpretato da un magnifico Mel Gibson, è un uomo che, pur avendo avuto tutto dalla vita, ovvero un’amorevole famiglia, una bella casa e un’azienda di giocattoli avuta in eredità dal padre, soffre di una forma acuta di depressione che lo porta ad essere sempre taciturno, stanco e amorfo. Nel corso degli anni, pur andando in cura dai migliori specialisti e assumendo dosi massicce di psicofarmaci, la malattia di Walter è decisamente peggiorata, così come si sono deteriorati i rapporti nel nucleo familiare e con i dipendenti aziendali. La moglie Meredith, interpretata da Jodie Foster, decide di allontanare il marito per preservare la vita dei due figli. Walter, solo e abbandonato nel tunnel della depressione, tenta, più volte, il suicidio. Fino a quando, non scoprirà di soffrire anche di un’altra terribile patologia: il disturbo della doppia personalità. Infatti, ritorna a casa e in azienda con un pupazzo di un castoro e parla solo ed esclusivamente “per bocca” del castoro (battezzato da Walter, Mr.Beaver). In pratica, Walter Balck, con la marionetta accanto a sè, si sente forte e sereno, ma senza il suo “alter ego” ritorna nei meandri più bui della depressione.
Mr. Beaver, film ben diretto, è interessante e coinvolgente (sicuramente sarà fonte di copiose discussioni), perché riesce a trattare, con leggerezza, una delle problematiche più importanti del nuovo Millennio: la depressione.







